Il Garante per la protezione dei dati personali risponde ad alcuni quesiti sul green pass

L’Autorità ha ricevuto diversi quesiti in relazione all’uso delle certificazioni verdi in “zona bianca”.

Le questioni sollevate dai quesiti coinvolgono il rapporto tra le esigenze di sanità pubblica sottese al contrasto della pandemia e i vari diritti fondamentali incisi dalle misure di prevenzione del contagio, tra i quali appunto il diritto alla protezione dei dati personali, l’autodeterminazione in ordine alle scelte vaccinali e le libertà di circolazione e di iniziativa economica. In tal senso, la disciplina delle certificazioni verdi implica un trattamento legittimo dei dati personali nella misura in cui si rientri nel perimetro delineato dalla normativa vigente (DPCM 17 Giugno 2021).

La disciplina procedurale della verifica del green pass comprende, oltre alla regolamentazione degli specifici canali digitali funzionali alla lettura mediante l’unica app consentita, “VerificaC 19”, sviluppata dal Ministero della salute, anche il potere di verifica dell’identità del titolare della stessa, senza poter però raccogliere, da parte dei soggetti accertatori, i dati dell’intestatario della certificazione, in qualunque forma. Pertanto, il trattamento dei dati personali funzionale a tali adempimenti, se condotto conformemente alla disciplina di legge e nel rispetto delle norme in materia di protezione dei dati personali, non può comportare l’integrazione degli estremi di alcun illecito, né tantomeno l’irrogazione di sanzioni.

Il trattamento in questione non necessita, peraltro, di autorizzazione da parte del Garante.